December 28, 2017

"Da qui a dieci anni questi non hanno scampo!"

“Da qui a dieci anni questi non hanno scampo! Ecco il motivo principale per cui mi sono pentito”. Il 31 ottobre 2013 la Camera ha reso pubblici gli atti della Commissione parlamentare di inchiesta sul ciclo dei rifiuti riguardanti le dichiarazioni del pentito del clan dei Casalesi, Carmine Schiavone, messe a verbale il 7 ottobre 1997. Carmine è il cugino del boss del clan, Francesco Schiavone conosciuto come “Sandokan” che fu condannato nel 2008 all’ergastolo sotto il regime del 41 bis. Il collaboratore consegnò 16 anni fa documenti relativi al traffico dei rifiuti al Criminalpol, fatti che sono stati riscontrati nella realtà e considerati attendibili. Ora la sua deposizione è disponibile sul sito della Camera dei Deputati, sezione Archivio storico, ed è accessibile a tutti.
Nella sua deposizione dell’epoca,  Schiavone racconta che il traffico dei rifiuti incominciò nel 1988, quando l’avvocato Chianese Ciprano  già operante nello smantellamento dei rifiuti, si mise in affari con il boss Sandokan, Francesco Bidognetti e Gaetano Cerci.
Il traffico da miliardi di lire fu possibile grazie anche ad amicizie molto influenti nel Nord d’Italia: Chianese Ciprano che nel 1994 aveva sfiorato addirittura l’elezione alla camera con Forza Italia, apparteneva ad un circolo culturale occultante una Loggia massonica, di cui faceva parte anche Gaetano Cerci che dalle ricostruzioni sembra sia stato in contatto anche con Licio Gelli, il fondatore della P2. Schiavone, intervistato da Il Fatto Quotidiano, racconta anche che Licio Gelli gestiva attraverso delle società e cooperative nel nord d’Italia, il trasporto di rifiuti tossici e nucleari provenienti anche dall’estero (ad esempio dalla Germania arrivavano fanghi termonucleari).

Il collaboratore che all’epoca gestiva la cassa dei traffici di rifiuti racconta: “All’epoca  tenevo ancora il relativo registro (la cassa del clan, ndr) in cui figurava che per l’immondizia entravano 100 milioni al mese, mentre poi mi sono reso conto che in realtà il profitto era di almeno 600/700 milioni al mese”.
I rifiuti e i rifiuti tossici e nucleari venivano infilati in scavi abusivi che erano profondi dai 20 ai 24 metri in media, ma molte volte superavano anche le falde acquifere di 4, 5 o addirittura 7 metri, inquinandole di conseguenza. Le società, gruppi come Alfieri e Italstrade, incassavano i mandati a Roma, ma poi tutto veniva gestito in subappalti in mano ai Casalesi. “A seconda delle diverse zone, avevamo le nostre ditte o quelle a noi vicine, che ci favorivano in vari modi, ad esempio pagandoci tangenti” spiega il collaboratore.
Proprio il gruppo Italstrade, nel lontano 1988, doveva realizzare la superstradaCaserta-Napoli-Nola, che poi passò tutto in subappalti “dai 16 miliardi iniziali divennero migliaia”. I lavori che poi venivano gestiti dalle ditte dei casalesi, consentivano loro di prendere la terra dagli scavi dei lavori della superstrada e portarla a chilometri di distanza per sotterrare le buche abusive. La superstrada stessa è stata costruita sui rifiuti!
Addirittura il collaboratore racconta che nel 1990 a Casal di Principe, suo genero era stato denunciato dai carabinieri per aver messo nel terreno della parrocchia rifiuti tossici; il terreno era stato messo a disposizione dal parroco per aver sposato la figlia di Schiavone. Dietro ai campi sportivi della parrocchia quindi la terra è piena di rifiuti nocivi.
Il pentito inoltre racconta che il meccanismo dello smaltimento dei rifiuti era uguale in tutto il sud d’Italia dal basso Lazio in giù. Le regioni contaminate sono Campania, Puglia, Sicilia, Calabria e Molise. Fino al 1992, anno in cui Carmine Schiavone è stato arrestato, sono state sotterrate circa 341 mila tonnellate di rifiuti speciali pericolosi, 160 mila di rifiuti speciali non pericolosi e 305 mila di immondizia solida urbana. Un vero e proprio disastro ambientale che pesa sulla salute delle prossime tre generazioni almeno, e che vede collusa politica e mafia. Per bonificare la zona ci vorrebbe di più di quanto lo Stato incassa in un anno.